Pubblicità

Sulla necessità della socialità nella eventuale azione politica collettiva (Parte 1: Preambolo e elenco sintetico delle criticità)

Negli ultimi anni nella discussione politica di sinistra o comunque di stampo populista (e dico populista con assolutamente nessun intento polemico, al contrario sono favorevole in generale all’idea di populismo, ovviamente contestualizzata ed entro certi limiti e parametri) si è fatta strada l’idea che la politica debba essere indirizzata direttamente dalle masse, senza l’intermediazione di movimenti politici o addirittura senza neanche l’intermediazione dei classici organi collegiali della democrazia rappresentativa.

Se l’idea della democrazia diretta è sicuramente un idea virtuosa (e deve esserlo in questo periodo dove la democrazia rappresentativa è sempre più fragile e instabile a causa della sempre più oppressiva ingerenza e influenza dei poteri economici e finanziaria nella politica), dobbiamo porci il problema sul come essa deve essere implementata.

Il Concetto di democrazia diretta non è un concetto nuovo nella storia. Era già una idea conosciuta e implementata nella antica democrazia Ateniese tra il V e il IV secolo avanti cristo (seppure limitata a maschi liberi) ma nel corso dei secoli ha mostrato i suoi limiti a causa della graduale trasformazione dello stato. Ovviamente la democrazia nei secoli è rimasta soprattutto limitata a piccole repubbliche e città stato, con gli stati più grandi ed estesi che erano basati su Monarchie e Autocrazie (tutt’altro che democratiche), ma con la transizione dallo stato feudale e assolutista a quello democratico borghese a partire dalla Rivoluzione Francese, ci si è ovviamente posti il problema di come estendere la sovranità al popolo senza incorrere in problemi di ingovernabilità e paralisi politica. La soluzione adottata è quella dei Parlamenti, ciò di un organo composto da rappresentanti del popolo (il cui numero è consuetudinalmente nell’ordine delle centinaia) eletti da chi ha il diritto di voto. Ovviamente questo compromesso ha dei limiti in quanto i rappresentanti eletti, sempre secondo i dettami della democrazia rappresentativa borghese, non possono essere vincolati a un mandato popolare, in quanto devono rappresentare tutta la nazione in toto senza distinzione di collegio elettorale (nonostante inevitabilmente l’elezioni debba avvenire in questo modo, ovvero per collegi, siano essi uninominali o plurinominali). Questa limitazione ha allontanato sempre di più la politica dagli elettori, nel corso dei decenni e sotto varie forme in varie parti del mondo. E quindi negli ultimi anni è tornata in auge l’idea della democrazia diretta da applicare su scala nazionale. Il ritorno di questa idea è stato causato principlamente da due fattori:

1.L’ascesa dei movimenti politici populisti, causata principlamente dalla crisi della democrazia rappresentativa, che ha mostrato i suoi limiti soprattutto dopo le varie crisi finanziarie globali (prima fra tutte quella dei mutui subprime del 2008, dove le democrazie rappresentative occidentali non hanno punito i responsabili di questa crisi ma addirittura li hanno premiati, rimborsandoli e salvando i colossi finanziari e bancari dal fallimento, ovviamente rifiutandosi di risarcire le milioni di persone che hanno perso tutto a causa del crack) e che ha riportato alla fama l’idea di democrazia diretta.

2. L’ascesa di nuovi strumenti tecnologici di informazione e comunicazione come Internet che hanno fatto paventare per la prima volta una possibilità concreta di riconsegnare alla collettività l’azione e l’indirizzo politico diretto grazie alla velocità e diffusione capillare del nuovo medium informatico .

Nonostante la “democrazia telematica” oggi non sia la realtà dell’azione politica nella realtà politica odierna (o per lo meno non in maniera permeabile, totale e capillare), rimane comunque da analizzare una serie di criticità di vario genere, che possono essere riassunte in due categorie:

  1. Criticità di ordine pratico, tecnologico e informatico; che sono problemi in comune con il concetto di “voto elettronico” che, pur essendo correlato al concetto di democrazia diretta telematica, non è legato esclusivamente ad esso; e che metterebbero in discussione, la sicurezza, la fattibilità, la trasparenza e la protezione da ingerenze e brogli esterni.
  2. Criticità di ordine Sociale, umano e e antropologico; che inevitabilmente si ripercuotono sulla dimensione politica e che paradossalmente andrebbero ad inficiare proprio l’efficacia e l’entusiasmo popolare nell’esercizio della democrazia diretta.

Nella seconda parte si analizzeranno nel dettaglio queste due categorie di problematicità